Se devo condividere la foto di un bambino immigrato io scelgo un bambino che sorride perchè…

 

Clandestino.

Clan-destino, mi piace spezzettare le parole, provare a capirne il significato o trovarne di nuovi. Clandestino: che si nasconde. Questo mi dice la rete eppure io ci leggo la parola “destino”.
Non contento ci leggo anche la parola “clan”: un gruppo di persone unite da parentela.
Allora posso immaginare il termine clandestino come un insieme di persone senza parentela, ma con lo stesso destino, posso identificare in questa parola il possibile significato di essere uniti e responsabili del destino di un altra persona, che questa possa far parte della mia famiglia.
Difficile poter pensare che uno sconosciuto possa essere come un fratello al giorno d’oggi. Non ci riusciamo con il nostro vicino di casa, non ci riusciamo con il nostro migliore amico e non ci riusciamo neanche con nostro fratello, quello vero, quello partorito dalla stessa madre.
Non voglio proporre risposte banali o retorica perbenista, non voglio raccontarvi la storiella della buona notte o cantarvi “We are the world” o proporvi di vestirci di bianco e abbracciarci tutti.
Le persone sono cattive. Chiedetelo a Bukowski o ad ogni buon disfattista con la penna in mano, Cobain e altri c’hanno fatto la piscina sul disfattismo del nostro tempo.
Se non fosse così allora saremmo tutti fottuti, lo saremmo perché se non fosse vero allora i cattivi saremmo noi e a noi piace pensare di essere buoni. Ma se siamo i buoni e se siamo noi a dover proteggere la nostra famiglia allora è lecito odiare i clandestini, creare pareti di filo spinato e votare per chiudere le frontiere, allora abbiamo il dovere etico e morale di proteggere le nostre donne, i nostri bambini e le nostre proprietà.
Ma se non fosse vero? Prendiamo per assurdo l’opzione che l’uomo di base è un essere buono, se fosse così, allora potremmo credere nell’opzione che un immigrato, un clandestino è solo una voce e una voce è un insieme di caratteri ed espressioni che si traducono in lingue incomprensibili che raccontano una storia. Immaginatevi senza le vostre coperte, senza la vostra auto, senza la vostra casa stasera, immaginate di perdere tutto e immaginate di avere un figlio e pochi risparmi, immaginate di percorrere chilometri, di stringere forte vostro marito o semplicemente un salvagente, immaginate di pregare cosi forte da non sentire più il rumore della guerra o i morsi della fame.
Immaginate il terrore. Ripeto, immaginate il terrore. Ripetetelo una volta e una ancora, il terrore.
Non esistono persone cattive e persone buone. Esistono le scelte.
Scegliete da che parte stare ma fatelo senza nessun timore.
In Italia ci stanno educando ad aver paura, a preservarci, a stare allerta mentre al supermercato un uomo di colore ci chiede spiccioli, a fare attenzione alle nostre cose, ci dicono chiudete in casa le vostre figlie perché potrebbero essere violentate, le nostre pensioni rubate, i nostri uomini uccisi a coltellate e le nostre case svaligiate, ci stanno facendo credere che il futuro della mia generazione è stato sottratto da rumeni, cinesi e nigeriani, ci stanno dicendo che le nostre pensioni sono per i loro figli, ci stanno dicendo che ogni giorno un delitto è commesso da stranieri, ci stanno dicendo state attenti e diffidate.
In Germania hanno applaudito all’arrivo dei migranti venuti dall’Ungheria fascista. Non credo esistano popoli migliori, credo esista il coraggio di essere migliori.
Avevo 19anni e mentre provavo in un vecchio progetto musicale presso alcun depositi di box in lamiera, ho conosciuto Aziz, aveva 26anni e non parlava molto bene l’italiano. Aveva una laurea in informatica ma lavava i piatti in un localino del centro. Viveva con altre tre persone in un box auto in lamiera grande 5×4 metri. Non aveva nessun bagno, riscaldamento o altro bene. Cercava di mettere il più possibile da parte per partire in Francia dove con la sua laurea avrebbe potuto lavorare con dignità. Restava sempre a sentire le nostre prove, in realtà a lui della nostra musica non importava, anzi credo la disprezzasse e forse c’aveva visto giusto visto che il progetto è terminato qualche anno dopo. A lui interessava parlare, tutto qui. Voleva parlare di calcio, di donne e di viaggi. A lui mancava il senso di normalità.
Dopo qualche mese tutto il complesso di box fu messo sotto sequestro dalla polizia, ci dissero che non potevamo accedere per indagini in corso su un ritrovamento di cadavere. Un immigrato rimasto asfissiato dalla bomboletta di gas che usavano per cucinare. Non ho mai saputo se quel cadavere era un “coinquilino” o lo stesso Aziz. So che non l’ho mai più rivisto ma spero adesso sia in Francia dietro un computer.
Esistono le azioni e non i click o le condivisioni virtuali. Condividere la foto di un bambino morto se può smuovere le coscienze ha un senso ma non è un sacrificio che ritengo giustificabile. Se devo condividere la foto di un bambino immigrato io scelgo un bambino che sorride perchè si sente accolto dalla sua nuova famiglia. Clan-destiono: un unica famiglia unita da un nuovo destino.
Scegliete da che parte stare ma fatelo senza nessun timore.

Niky.

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